-Background- In una mattina d’autunno

E’ una mattina d’autunno, la voce di mia madre ricorda che devo svegliarmi per andare a scuola. Un pezzo di pane a colazione era gia un lusso nel nostro villaggio.

Contadini, pescatori e cacciatori: questo eravamo. Non ci sarebbe stato un futuro diverso per me figlio di pescatore, figlio di pescatori.

Mio padre è già sulla sua barca da ore. Cominciò questo mestiere con suo padre già dalla mia età ma per me decise che sarebbe stato diverso, disse: “forse ancora non capisci!”, durante uno dei soliti rimproveri, “tutto ciò che posso far per te e’ darti una possibilità” e ancora “altrimenti finirai come me!”. Con finta aria di pentimento annuivo, per poi voltarmi e tornare a giocare come se nulla fosse successo.

Mia madre è gentile, forse troppo e per niente severa. Sono il suo unico e solo pupillo e quindi cerca di ammorbidire mio padre quando si arrabbia, mi riempie di attenzioni e qualche volta si diletta in qualche dolce. Di tanto in tanto si reca ai campi per guadagnare qualcosa, io l’accompagno per aiutarla, mi piace sentire la terra sotto le dita.

La scuola è dall’altra parte del villaggio, neanche una decina di case più in la. Sono in ritardo come ogni mattina, ma non sono particolarmente ansioso di arrivare. Tutti quei calcoli da fare, problemi da risolvere come se già non ne avessi abbastanza! E ancora miti di immensi elefanti che sorreggono il nostro mondo sulle spalle in piedi sul guscio di una ancor più immensa tartaruga che viaggia in uno spazio senza fine, o almeno cosi grande che per noi e’ come se lo fosse. Siamo seri!

La scuola si fa sempre più vicina e…cosa? un brivido dalla mia schiena scende fino alle ginocchia…sono bloccato, disorientato. Ho la sensazione di voler scappare il più lontano possibile. Per una frazione di secondo sembra sia diventato tutto buio per poi tutto tornare come prima,come un battito di ciglia, eppure sento il cuore pulsare in gola, sarò malato? Sarà meglio riprendere il respiro e correre altrimenti se arrivo tardi di nuovo chi lo sente mio padre stasera!

All’improvviso vengo alzato in aria da un potente vento improvviso e scaraventato qualche metro più in la. Intorno a me le mura delle case scuotono come rami contro il maestrale, dei pezzi di tetto volano sulla strada e le persone cercano riparo all’interno. Tutto sembra tacere nuovamente. MAMMA! Scatto verso casa e di nuovo, stavolta per un secondo in più tutto viene avvolto dall’oscurità. Faccio in tempo ad alzare gli occhi al cielo e intravedo una montagna sfrecciare sopra nostro villaggio e….una enorme coda appuntita. Poi quel rumore, un battito d’ali che squarcia il cielo, grigie nuvole si ritorcono su se stesse e intorno a me tutto viene risucchiato verso l’alto in pezzi e io con loro.

Come se il tempo stesse rallentando all’infinito, tutto si muove lentamente ai miei occhi e intorno a me solo pezzi di case, rocce e gli abitanti del villaggio travolti da quella immensa distruzione e vengo scaraventato lontano nei campi oramai devastati. Prima di perdere conoscenza intravedo la sua forma sospesa nel cielo, ruggente, fiammeggiante. È immenso, troppo per essere naturale, ricorda un enorme dragone. Poi una luce bianca accecante e per me il buio…

“AN CORP!” riesco ad aprire gli occhi ma la figura di uomo davanti a me è sfocata. La sua voce è calma “c’è mancato poco ragazzo,stavamo per perderti definitivamente. Non aver paura ti rimetterò in sesto…IN VAS MANI”. Rapidamente il mio corpo riacquista vigore, ora lo vedo chiaramente, una strana tunica decorata, sembra costosa ed una staffa fatta di legno e oro con una grande pietra sulla sommità con una flebile luce dentro. “MAMMA!” Mi alzo e corro verso casa, ma di fronte a dove prima c’era il villaggio ora ci sono solo rovine e corpi senza vita. Di nuovo quell’uomo dietro di me a sorreggermi, “mi dispiace ragazzo ma nessuno ce l’ha fatta”. PADRE! Corro stavolta verso la spiaggia di nuovo senza fiato e vengo afferrato e tirato in groppa ad un cavallo bianco…il mago era il suo cavaliere…da dove è apparso questo cavallo! In pochi minuti siamo alla spiaggia, le banchine non esistono più e arenate nella sabbia tutte le imbarcazioni o ciò che ne resta. Nessun sopravvissuto.

“Vieni con me ragazzo” disse il mago cercando di tenere in piedi ciò che rimaneva della mia ragione, “vieni con me a Lunia, siamo stati attaccati anche noi, ma c’è ancora qualcosa da ricostruire, insieme troveremo la nostra pace o la nostra vendetta… o entrambe. Hai un nome?”, gia il mio nome sembra essere tutto ciò che mi rimane…”Ricardus”, “bene Ricardus, il mio nome è Malthazar, mettiamoci in viaggio, la tua nuova vita inizia ora.”

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